La solitudine delle moltitudini

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Li vedi, i sorrisi davanti all’infinito, o uno sguardo che ha avuto bisogno di essere immortalato, sgretolato e ricomposto da milioni di pixel.
Siamo pieni di contatti

“si chiamano così oggi gli amici?” “Ah, ok, non sono amici, sono conoscenti.” “Ah, non li conosci”

… sono contatti, nomi, pixel, vite altrove, certo che capisco, sono sempre esistiti, ai miei tempi si chiamavano Amici Immaginari, li avevamo da bambini.

reflection-993176_640Gli amici immaginari avevano la loro vita meravigliosa o difficile della quale sapevamo tutto (d’altronde, li avevamo inventati noi), venivano a trovarci quando volevamo noi e svanivano quando volevamo noi.

Gli amici immaginari erano pronti ad ascoltarci e farci ridere, accompagnarci nelle passeggiate e nelle sale d’attesa, dove a volte ci scappava una risatina al loro solletico e rischiavamo di farci scoprire –per colpa della mimica facciale, ma questo rafforzava la nostra unione, era il nostro segreto.

Per sapere cosa stessero facendo i miei amici immaginari, bastava pensassi a loro, sapevo che mi pensavano ed erano con me anche quando non c’erano.
Sapevo che mi incitavano davanti alla cattedra, sapevo che mi avrebbero accolta euforici ad ogni mia vittoria. Erano i primi a farmi gli auguri e gli ultimi a darmi la buonanotte. Comunicavamo telepaticamente.

Come potete vedere, non c’è molta differenza fra gli amici immaginari ed i contatti.
I contatti vengono usati come spugne, numero, diversivo. Fantastichiamo la loro vita dalle loro foto, valutiamo la loro bellezza ed il loro grado sociale, il loro bisogno di amicizie, il tempo che spendono sui social, gli argomenti inutili che condividono, chattiamo qualche volta con gli stessi evitati il giorno prima per strada, evitiamo l’imbarazzo di un primo possibile incontro.

Fondamentalmente, la più grande differenza fra gli amici immaginari ed i contatti, è che nessuno ha mai detto di un amico immaginario <ma guarda che coglione> e nemmeno ha dovuto mentirgli.

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Siamo pieni di contatti con cui non entriamo mai veramente in contatto, siamo contatti nelle tasche di sconosciuti, alla mercé di ogni giudizio e di ogni “ma guarda che coglione“, siamo facce sorridenti davanti ai tramonti, davanti, il tramonto lo abbiamo alle spalle.

Abbiamo bisogno di COMUNICARE e abbiamo BISOGNO di amici immaginari, che ci trovino interessanti e meravigliosi. Siamo contatti, siamo gli amici immaginari di qualcuno che non sa nulla della realtà che viviamo, qualche sconosciuto ha trasformato la vostra vita nella sua fantasia. Quante vite viviamo senza saperlo?

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Guardateli, i vostri “contatti”, guardateli per davvero. Sono sorrisi e volti e luoghi che vogliono dire qualcosa, amami, salvami, ridi, vai via, sono solo. Sono messaggi e bugie, sono sprazzi di un istante, stanno cercando qualcosa o qualcuno, vogliono essere trovati.

Abbiate rispetto di Voi e dei vostri contatti, specialmente là dove si esibisce la solitudine, ed ogni tanto spegnete quel matrix di finzioni e maschere, staccate la spina, oscurate la curiosità delle masse, la loro incomprensione, fate sì che nessuno vi possa nuocere o desiderare o fissarvi negli occhi senza che mai possiate saperlo.

 

Sulla solitudine:

Quando si evita a ogni costo di ritrovarsi soli, si rinuncia all’opportunità di provare la solitudine: quel sublime stato in cui è possibile raccogliere le proprie idee, meditare, riflettere, creare e, in ultima analisi, dare senso e sostanza alla comunicazione
(Zygmunt Bauman)

greenisgood

Una mamma, un padre, una moglie, un uomo, una figlia, uno stile di vita.

Un pensiero riguardo “La solitudine delle moltitudini

  • dicembre 12, 2015 in 2:30 am
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    Hai scritto qualcosa di molto bello concordo a pieno

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